Campo di Concentramento di Stutthof

 

Forno crematorio in un campo di concentramento

Qui trovate il diario delle udienze dell’eventuale ultimo processo di Stutthof che si tiene dinanzi al Tribunale di Amburgo. A Stutthof vicino Danzica esisteva un campo di concentramento dei nazionalsocialisti.

L‘Avvocato Salvatore Barba rappresente due parti civili.

Udienza del processo di Stutthof di giovedì, 17 ottobre 2019

Oggi si è tenuta presso il Tribunale penale di Amburgo la prima udienza dibattimentale nel processo contro l’ex guardia delle SS Bruno D. L’imputato deve rispondere dinnanzi alla corte, in composizione collegiale e presieduta dal giudice Anne Meier-Göring per fatti risalenti ad un lasso di tempo compreso tra il 9 agosto 1944 e il 26 aprile 1945, periodo in cui il D., allora diciassettenne, prestava servizio come guardia SS presso il campo di concentramento di Stutthof, situato nei pressi di Danzica, in Polonia. L’udienza, svoltasi a porte chiuse, si è aperta con lo svolgimento delle ordinarie questioni rituali e procedurali, per poi entrare ben presto nel vivo con la lettura da parte del Pubblico Ministero del capo d’imputazione. L’imputato è accusato di aver concorso nella commissione di almeno 5230 omicidi, interamente perpetrati a danno dei soggetti tenuti prigionieri a Stutthof. La lettura del capo d’imputazione è proseguita con la descrizione delle tre distinte modalità attraverso le quali tali omicidi venivano portati a compimento, e quindi le uccisioni di massa nelle camere a gas, le esecuzioni tramite fucilazione e quelle perpetrate tramite il costringimento dei prigionieri in condizioni ambientali che inevitabilmente conducevano in brevi tempi alla morte. Alla lettura dell’accusa sono seguite diverse dichiarazioni di apertura; dapprima è intervenuto il difensore dell’imputato, poi due difensori di parte offesa. Al termine delle dichiarazioni il collegio ha chiuso l’udienza, rimandando le ulteriori attività alla giornata successiva, al fine di rispettare il termine massimo di due ore per udienza, a cui il medico che ha visitato l’imputato 93enne al fine di stabilirne la capacità processuale ha condizionato la possibilità di svolgere il processo.

Udienza del processo di Stutthof di venerdì, 18 ottobre 2019

Presso la Sezione Penale del Palazzo di Giustizia di Amburgo si è tenuta oggi la seconda udienza dibattimentale nel procedimento penale che vede imputato il 93enne Bruno D. per i fatti relativi al periodo in cui prestava servizio nelle SS come guardia nel campo di concentramento di Stutthof. L’incontro odierno ha avuto lo scopo di mostrare alla corte e alle parti la struttura del campo di concentramento e il suo funzionamento; a tal fine il giudice ha citato l’organo di polizia federale che si è occupato di effettuare i sopralluoghi presso ciò che rimane dello stesso. L’operante ha pertanto provveduto ad esporre una presentazione video-fotografica, mostrando come il campo di concentramento si presenti ora e come fosse invece allora, ovvero tra il 1944 e il 1945. Ha spiegato dunque come Stutthof fosse diviso in due parti principali, ovvero il vecchio Lager, più piccolo, e il nuovo Lager, di dimensioni più elevate. All’interno del Lager vi erano ulteriori divisioni, volte, tra l’altro, a distinguere e separare tra loro le varie tipologie di prigionieri. La ricostruzione fornita dall’operante, puntuale e dettagliata, è stata coadiuvata dagli interventi di uno storico, perito citato dal giudice proprio affinché alla descrizione tecnica e strutturale del Lager se ne affiancasse una storica, volta a ricostruire le funzioni che gli appartenenti alle varie divisioni delle SS impiegate nel campo svolgevano, come fosse strutturata la guardia e che conformazioni questa assumesse; tutto ciò anche e soprattutto allo scopo di permettere un’adeguata comprensione del ruolo dell’imputato nella vicenda, il luogo fisico in cui effettuava la guardia, ovvero l’esatta ubicazione dello stesso all’interno della struttura, e che cosa egli effettivamente vedesse dalla torretta, e quindi di cosa avesse piena consapevolezza. L’udienza si è conclusa al termine della presentazione, unica attività processuale programmata per l’appuntamento odierno.

Udienza del processo di Stutthof di lunedì, 21 ottobre 2019

Oggi, al terzo appuntamento processuale presso il Tribunale Penale di Amburgo per il procedimento penale nei confronti di Bruno D, la corte ha dato inizio all’esame dell’imputato. Dopo gli avvertimenti di rito, tra cui quello di non avere l’obbligo di sottoporsi all’esame e di rispondere alle domande, il D. ha manifestato al tribunale la propria volontà di effettuare l’esame. Il presidente della corte, giudice Anne Meier-Göring, ha pertanto iniziato a porre i propri quesiti muovendo dalla vicenda personale dell’imputato, al fine di comprendere che tipo di persona egli sia e che tipo di persona fosse nel periodo in cui si svolsero i fatti descritti dalla pubblica accusa. L’esame è poi proseguito entrando nel merito della vicenda processuale, con domande inerenti al ruolo del D., allora 17enne, nelle SS, i suoi compiti nel campo di concentramento, i suoi ricordi. La ricostruzione fornita dall’imputato, sebbene in parte lacunosa e frastagliata, ha consentito di comprendere quali atrocità fossero perpetrate a Stutthof, e in che modo queste fossero sistematicamente portate a compimento. Tra i suoi ricordi più ricorrenti e più vividi, l’imputato richiama l’enorme quantità di corpi, nudi e malnutriti, che dalla torretta di guardia vedeva venir trasportati via dalle baracche ammassati su dei semplici carri. Afferma altre sì di aver avuto consapevolezza dell’esistenza del forno crematorio, e non solo di sapere cosa avvenisse al suo interno, ma anche di riuscire a vederlo dalla sua postazione, di esservi entrato una volta e di aver visto nei suoi pressi dei corpi ammassati a terra. Il D. ha poi parlato del suo ingresso nelle SS, delle visite mediche a cui è stato sottoposto, e di come a causa di un problema al cuore fosse stato dichiarato inadatto alla guerra e quindi fosse stato assegnato come guardia al campo di concentramento di Stutthof. Il giudice, in virtù del limite massimo di due ore imposto per ciascun appuntamento processuale, ha terminato l’udienza, rimandando la prosecuzione dell’esame dell’imputato all’incontro successivo.

Udienza del processo di Stutthof di venerdì, 25 ottobre 2019

Oggi si è tenuta la quarta udienza dibattimentale nel processo che vede Bruno D. imputato per aver concorso nella commissione di almeno 5230 omicidi nel campo di concentramento di Stutthof. L’attività processuale odierna è consistita nella prosecuzione dell’esame dell’imputato, iniziato lo scorso lunedì. Il D. ha dovuto rispondere nuovamente dinnanzi al giudice sul tema del suo ruolo nel campo di concentramento, sul suo livello di conoscenza delle condizioni di vita dei prigionieri e del trattamento che questi ricevevano, nonché, questione di primaria rilevanza, sul suo livello di consapevolezza delle uccisioni dei prigionieri e dei metodi inumani con cui venivano portate a compimento. Ciò che il tribunale cerca infatti di comprendere dalla deposizione di Bruno D., è se sussista in capo allo stesso una responsabilità per partecipazione passiva ai fatti, ovvero se egli, volendo utilizzare una terminologia giuridica, abbia contribuito a cagionare gli eventi attraverso il mancato impedimento degli stessi. L’imputato, così come aveva già fatto nella prima parte del suo esame, risponde alle domande evidenziando alla corte come, durante lo svolgimento dei suoi turni di guardia presso le torrette, abbia visto tanti corpi trasportati dalle baracche, e che queste immagini lo hanno perseguitato per tutta la vita. Con l’udienza odierna, sempre svoltasi all’interno dell’arco di tempo prestabilito di due ore, si è concluso l’esame dell’imputato, attività necessaria e di fondamentale importanza in un processo come questo, ove la ricostruzione delle circostanze e degli eventi, a causa anche del lungo lasso di tempo trascorso tra i fatti e l’instaurazione del processo e dei pochi testimoni rimasti a poter riferire sui fatti, risulta difficoltosa.

Udienza del processo di Stutthof di lunedì, 28 ottobre 2019

Nell’udienza dibattimentale odierna, la quinta dall’inizio del processo lo scorso 17 ottobre, il tribunale ha dato inizio all’escussione del primo testimone in programma. Si tratta dal cittadino polacco 93enne Marek Dunin-Wasowicz, giunto ad Amburgo dalla Polonia, nonostante la veneranda età, per deporre dinnanzi al giudice. Il sig. Dunin-Wasowicz, che ha la stessa età dell’imputato, racconta il proprio vissuto come ex prigioniero del campo di concentramento di Stutthof, uno dei 36 in totale che sono sopravvissuti alla fame, al freddo e condizioni di vita disumane imposte nel Lager. Il testimone racconta di come i prigionieri venissero costantemente picchiati e maltrattati, e di come fossero alle volte costretti ad assistere alle esecuzioni. Ogni traccia di umanità e di compassione veniva cancellata in quel posto, racconta Dunin-Wasowicz. Passando al tema dei metodi di esecuzione delle vittime nel Lager, il testimone riferisce che i prigionieri sapevano delle camere a gas, che queste fossero in realtà un segreto noto a tutti, e che si sapeva, era chiaro, che nel momento in cui un prigioniero veniva preso e portato via dalle SS e non si vedeva più in giro, allora era stato ucciso. Egli racconta altre sì di come fosse consapevole che i prigionieri malati e moribondi venivano portati senza alcuna riserva in delle baracche e venivano lasciati lì a morire, senza cibo, acqua o cure. Dunin-Wasowicz riferisce di dovere la propria sopravvivenza al caso, che in due occasioni lo ha aiutato; egli è infatti dapprima riuscito ad ottenere del cibo supplementare da un dottore che lavorava nel campo, e successivamente, durante un’epidemia di tifo, è riuscito ad essere tra i pochi che sono stati vaccinati e separati dai malati. L’udienza, intensa a causa dei temi affrontati, si è conclusa con l’interruzione della deposizione, che riprenderà e si concluderà il prossimo mercoledì.

Udienza del processo di Stutthof di mercoledì, 30 ottobre 2019

Oggi il tribunale penale di Amburgo si è riunito nuovamente nella sesta udienza del processo contro Bruno D., per proseguire e terminare l’escussione del 93enne Marek Dunin-Wasowicz, ex prigioniero del campo di concentramento di Stutthof, dove l’imputato era addetto alla guardia. Il testimone prosegue nel suo racconto, descrivendo le condizioni di vita disumane a cui i prigionieri erano costretti: affollati nelle baracche con tre file di letti a castello, un solo letto doveva bastare per tre persone. Racconta inoltre dell’arrivo di molti ebrei nell’autunno del 1944, e di come questi rimanessero anonimi, in quanto venivano contrassegnati soltanto con una stella di Davide sul petto e sulla gamba, e non con un numero individuale come tutti gli altri prigionieri. Tra i prigionieri era inoltre diffusa la consapevolezza che gli ebrei venissero uccisi, sterminati, in quanto non si vedevano mai in giro per il Lager, né tanto meno nelle postazioni di lavoro. La vista dei corpi emaciati dei prigionieri che non ce l’avevano fatta era all’ordine del giorno; questi, racconta Dunin-Wasowicz, venivano caricati da altri prigionieri su dei grossi carri con grandi ruote, e trasportati al forno crematorio. Il testimone è riuscito altre sì a sopravvivere ad una Todesmarsch (marcia della morte), a cui è stato costretto il 25 gennaio del 1945 nel pieno dell’inverno, con la neve che arrivava alle ginocchia; egli riferisce di come chi tentasse di fuggire venisse fucilato, così come chi, esausto, si accasciava sulla neve senza rialzarsi. Alla domanda del giudice Anne Meier-Göring su come si sentisse a venire in Germania, in un’aula di tribunale tedesca, a dover riferire su questi ricordi in presenza di un imputato della sua stessa età che lavorava nel Lager come guardia, Dunin-Wasowicz risponde che la sua presenza, nonostante non sia piacevole trovarsi nell’aula, sia un dovere, un modo per mostrare il proprio rispetto verso coloro che erano imprigionati come lui a Stutthof ma che non ce l’hanno fatta.

Udienza del processo di Stutthof di martedì, 12 novembre 2019

Oggi, presso il tribunale penale di Amburgo, si è tenuta la settima udienza dibattimentale del processo instaurato nei confronti di Bruno D., ex guardia delle SS, imputato per aver concorso alla commissione di almeno 5230 omicidi, perpetrati nel campo di concentramento di Stutthof, in Polonia. L’attività processuale odierna è consistita nell’escussione della parte civile Moshe Peter Loth, venuto dagli Stati Uniti, dalla Florida, per deporre come teste nel processo. Il signor Loth riporta al giudice la propria vicenda, che vede sua madre essere deportata dai nazisti nel marzo del 1943, quando era incinta di lui di tre mesi. Il teste racconta di essere nato in prigionia; nel 1944 sia madre che figlio vengono trasferiti a Stutthof, per poi essere separati alla fine della guerra. Loth spende la sua infanzia e la sua adolescenza in Polonia, e poi, passando per la Germania, si trasferisce definitivamente negli Stati Uniti. Nonostante il divieto di avere contatti fisici con l’imputato – cui il presidente Anne Meier-Göring ha concesso, su indicazione del medico che l’ha visitato per stabilirne la capacità di partecipare al processo, deroghe nelle modalità e nelle tempistiche di svolgimento delle udienze – al termine della propria deposizione Loth si alza, si dirige verso l’imputato invitando il pubblico presente in aula a prestare attenzione poiché l’avrebbe perdonato, e abbraccia l’imputato, il quale ricambia l’abbraccio. Gesto che da un lato è estremamente irrituale, specialmente agli occhi chi è abituato a calcare con quotidianità le aule di tribunale, ma che dall’altro mostra quanto il tempo non cancelli le sensazioni e i ricordi legati a ciò che fu.

Udienza del processo di Stutthof di lunedì, 9 dicembre 2019

Oggi, a distanza di quasi un mese dall’ultima udienza, è proseguito il processo instaurato ad Amburgo nei confronti dell’ex guardia delle SS Bruno D. La giornata processuale odierna è stata intensa nei contenuti, grazie alla dettagliata deposizione del teste Abraham Koryski, cittadino israeliano che nell’anno 1944 era stato deportato e tenuto prigioniero a Stutthof. Koryski inizia la sua testimonianza raccontando del suo arrivo a Stutthof dopo un viaggio di 8 giorni dall’Estonia assieme ad altri 800 ebrei, senza acqua e senza cibo: era notte e l’odore di cadaveri era molto forte. Il giorno seguente gli era stato rasato il capo. Il teste continua con la sua narrazione nitida, riportando dinnanzi al giudice gli episodi disumani a cui aveva assistito; racconta infatti del sadismo delle SS, che in un’occasione avevano costretto un figlio ad uccidere il padre con la gamba di una sedia, per poi uccidere anche lui con un colpo di pistola. In un’occasione gli era stato chiesto di pulire i forni crematori, ovvero di radunare le ossa che il fuoco non era riuscito a bruciare. Un’altra pratica crudele era quella degli appelli, i “Lager-Appell”, cui i prigionieri erano costretti per intere ore ogni giorno. Racconta poi di un altro terribile episodio: una notte, tutti i prigionieri di una baracca vennero fatti spogliare, correre nudi nelle rigide temperature invernali verso una doccia gelida, per poi essere costretti nuovamente a tornare nelle baracche, nudi e bagnati; diversi sono morti in seguito all’episodio. Tutti, guardi e prigionieri, sapevano della camera a gas, e di cosa accadesse al suo interno.  Nel concludere la sua preziosa deposizione, Koryski riferisce al giudice, e a tutti i presenti in aula, che non è facile per lui essere lì a rivivere quei momenti, e che a spingerlo a testimoniare non è un desiderio di vendetta, ma quello che il mondo sia a sua volta, attraverso i racconti di chi è sopravvissuto, testimone a sua volta di quello che fu.

Udienza del processo di Stutthof di lunedì, 16 dicembre 2019

Oggi è proseguito con un’altra udienza il processo di Amburgo che vede imputato il 93enne Bruno D. per crimini perpetrati nel periodo compreso tra l’estate del 1944 e la primavera del 1945, quando egli svolgeva il ruolo di guardia presso il campo di concentramento di Stutthof. Il presidente della corte Anne Meier-Göring ha proseguito l’esame dell’imputato, mettendo quest’ultimo sotto pressione attraverso domande dirette e concise. Più volte il giudice ha chiesto al D. come mai non si fosse opposto al prestare servizio presso il campo di concentramento di Stutthof; alla domanda l’imputato ha risposto che in realtà non avrebbe potuto disobbedire agli ordini impartitigli senza mettere in pericolo la propria vita; gli dispiaceva per i prigionieri – ha affermato – specialmente per gli ebrei, ma non poteva aiutarli. Il giudice non ha accettato tale risposta come giustificazione alla scelta di non dissertare gli ordini: milioni di persone innocenti sono state uccise in quegli anni, ma secondo la ricostruzione degli storici non un singolo appartenente alle SS ha rischiato la propria vita per essersi opposto agli ordini dei propri superiori. D. afferma di non aver fatto del male a nessuno, e di essere pertanto privo di colpe. Meier-Göring ha confrontato l’imputato con una serie di informazioni provenienti dai registri del Lager: stando a quanto risulta, circa 50.000 persone sono state condotte a Stutthof nel periodo in cui egli vi prestava servizio, non si è accorto di loro e dei prigionieri giunti con il treno che aspettavano nel fango davanti all’ingresso? D. non si ricorda di aver visto tutto ciò. Il giudice lo ha poi biasimato per aver impedito, svolgendo la guardia alle torrette, ai prigionieri che andavano incontro a morte sicura di fuggire. Ha fatto a tal proposito un parallelismo, supponendo di avere nell’aula un individuo con un fucile che vuole uccidere tutti i presenti, e supponendo di dare ella stessa l’ordine di chiudere le porte così che nessuno possa fuggire; chi sarebbe dunque colpevole del bagno di sangue? Lei che ha dato l’ordine, o anche le guardie che l’hanno eseguito? L’imputato ha a questo punto replicato che se avesse ricevuto un ordine diretto di sparare a qualcuno, non l’avrebbe eseguito.

Udienza del processo di Stutthof di martedì, 17 dicembre 2019

Oggi il processo di Amburgo instaurato contro Bruno D., ex guardia delle SS in servizio al campo di concentramento di Stutthof tra l’agosto del 1944 e l’aprile del 1945, è proseguito con la continuazione dell’esame dell’imputato. Il giudice Meier-Göring, che presiede la corte, vuole capire, attraverso domande mirate all’imputato, cosa egli avrebbe effettivamente fatto, come guardia alle torrette, se un prigioniero si fosse avvicinato alla recinzione del campo di concentramento. D. risponde che l’avrebbe probabilmente avvertito, prima verbalmente e poi sparando forse un colpo in aria, ma ha poi sottolineato al giudice che mai e poi mai avrebbe sparato a qualcuno, e che se un prigioniero fosse fuggito avrebbe parlato con i suoi superiori per trovare una via d’uscita. In questo caso non avrebbe avuto timore di affrontare le conseguenze. Alla domanda di uno dei difensori di persona offesa sulla sua partecipazione alla terribile macchina dell’olocausto, l’imputato ha replicato di non aver mai pensato di aver contribuito a tutto quello. L’avvocato gli ha chiesto dunque chi fossero allora quei soggetti che avevano preso parte alla perpetrazione degli omicidi di massa, e D. ha risposto che costoro erano le persone che avevano partecipato all’olocausto, che personalmente avevano commesso tali atti. Lui non aveva nulla a che vedere con tali soggetti, lui – riferisce – era rimasto lontano da tutto ciò. L’avvocato spiega poi come in realtà anche l’imputato fosse stato parte di quella macchina di morte, attraverso il suo contributo come guardia al campo di concentramento di Stutthof. L’ultimo appuntamento processuale dell’anno si conclude così con un esame dell’imputato intenso, devoluto a delineare i confini della sua partecipazione agli omicidi di massa e quindi della sua eventuale responsabilità penale. Il processo proseguirà il 6 gennaio con la deposizione dello storico Dr. Hördler, coinvolto dal tribunale al fine di ottenere una ricostruzione storica e fattuale accurata degli eventi e delle circostanze.

Udienza del processo di Stutthof di lunedì, 6 gennaio 2020

Con l’inizio del nuovo anno il tribunale criminale di Amburgo prosegue il processo, ormai iniziato da quasi due mesi, instaurato nei confronti di Bruno D., cittadino tedesco di 93 anni accusato dalla Procura della Repubblica di aver collaborato alla perpetrazione di almeno 5230 omicidi nel campo di concentramento di Stutthof, in Polonia, dove aveva prestato servizio nelle SS tra l’estate del 1944 e la primavera del 1945 alle torrette, a guardia delle recinzioni del Lager. Dopo le ultime udienze, in cui il giudice Anne Meier-Göring ha condotto l’esame dell’imputato, l’attività processuale odierna è consistita nell’escussione del teste Dr. Stefan Hördler, esperto investito dalla corte di ricostruire e di descrivere gli aspetti e i fatti storici della vicenda. Il perito ha confutato le precedenti dichiarazioni dell’imputato; ha detto infatti che D. avrebbe potuto, contrariamente a quanto detto dallo stesso, sottrarsi allo svolgimento del servizio nel campo di concentramento. L’imputato aveva in più occasioni invece spiegato al giudice come un rifiuto agli ordini avrebbe potuto cagionare un rischio per la sua stessa vita. In realtà Hördler ha spiegato come D., al momento del suo dispiegamento a Stutthof, fosse un soldato della Wehrmacht, e come soltanto circa due mesi dopo, nel settembre del 1944, fosse stato arruolato nelle SS. In quell’arco di tempo avrebbe ben potuto chiedere di essere trasferito in un’altra unità della Wehrmacht. Gli interventi di un perito storico in un processo di questo tipo sono fondamentali per il giudice, poiché consentono di fornire la ricostruzione dei fatti di un contributo obiettivo che prende le mosse da dati certi e non da dichiarazioni soggettive legate alla memoria di imputati o testimoni, anch’esse – sia chiaro – di primaria importanza. Il processo proseguirà il prossimo lunedì, 13 gennaio, con la continuazione dell’escussione del Dr. Hördler.

Udienza del processo di Stutthof di lunedì, 13 gennaio 2020

Oggi il presidente della corte Anne Meier-Göring ha proseguito l’escussione dello storico Dr. Stefan Hördler, intervenuto già in altri processi sul tema del nazionalsocialismo. L’interesse del tribunale in questo caso è quello di capire quale fosse la struttura organizzativa delle SS in generale, quali fossero le divisioni SS presenti nel campo di concentramento di Stutthof e come queste fossero impiegate. L’imputato D., durante il suo dispiegamento al Lager, faceva parte del primo reggimento, e lo storico Dr. Hördler ha discusso a proposito della composizione e del funzionamento di tale reggimento: era costituito perlopiù da soldati giovani, nati tra il 1926 e il 1928, e al suo vertice si trovava il nazionalsocialista Richard Reddig, il quale, prima del suo impiego a Stutthof, aveva partecipato a diverse azioni perpetrate contro la popolazione civile nei territori occupati. L’escussione si è per ora conclusa con l’udienza odierna, ma lo storico sarà di nuovo sentito in futuro dal giudice, in particolar modo sui temi della formazione degli appartenenti alle SS, e quindi dei loro doveri e dello svolgimento delle attività quotidiane dentro e fuori il campo di concentramento. Prima che il giudice iniziasse a porre le proprie domande al Dr. Hördler, il difensore dell’imputato, Avv. Waterkamp, ha ricusato l’esperto, formulando un’opposizione per parzialità dello stesso, ritenendo che lo storico abbia formulato delle mere assunzioni, trattandole tuttavia poi come dati certi ed esponendole come conclusioni.

Sia nell’udienza odierna che in quella precedente, altra questione rilevante per la corte era quella dell’’ammissibilità come parte lesa dell’americano Peter Loth, da noi assistito. Al fine di consentire una prosecuzione lineare e senza interruzioni tecniche del processo, il sig. Loth ha oggi, tramite i suoi difensori, ritirato la sua adesione al processo come parte offesa.

Udienza del processo di Stutthof di venerdì, 17 gennaio 2020

Nell’udienza odierna, ormai la dodicesima dall’inizio del processo, il 14 ottobre scorso, i difensori delle parti offese hanno potuto porre le proprie domande all’imputato Bruno D. Quest’ultimo ha risposto rimarcando fin da subito il suo atteggiamento di distanza dall’ideologia nazionalsocialista: “Non l’ho mai condivisa” – afferma dinnanzi al giudice – “Non condividevo il pensiero delle SS”. Tra le domande poste all’imputato vi sono quelle relative alla sua consapevolezza della presenza di bambini prigionieri nel campo di concentramento di Stutthof, dove lui prestava servizio. D. dichiara al giudice di non sapere, di non aver saputo che ci fossero dei bambini tenuti prigionieri nel Lager: “Io non ho visto alcun bambino a Stutthof. Ho visto solo persone adulte”. Non sapeva della presenza dei bambini, non sapeva che questi venivano assassinati nelle camere a gas, e non condivideva “in nessun modo” l’ideologia nazista che i bambini ebrei dovessero essere uccisi per prevenire che potessero diventare i vendicatori del domani.

Nella seconda parte dell’udienza il tribunale ha sentito come testimone un ufficiale di polizia, che è quello che si era occupato di perquisire l’abitazione di Bruno D. durante lo svolgimento delle indagini preliminari e di svolgere il primo interrogatorio, proprio in quella circostanza. Il teste ha riportato alcune dichiarazioni fatte allora dall’imputato, di come dunque egli fosse a conoscenza dell’esistenza della camera a gas, di aver visto molti corpi senza vita, di esser stato in un’occasione presente ad un’esecuzione tramite impiccagione e di sapere che i prigionieri erano costantemente affamati. D. gli aveva altre sì dichiarato che non si era arruolato nelle SS volontariamente. L’ufficiale di polizia ha descritto al giudice come, al tempo della perquisizione e del primo interrogatorio, l’imputato fosse in buona forma, nonostante l’età avanzata.

Nell’udienza odierna la corte ha rigettato la mozione sollevata dal difensore dell’imputato, Avv. Waterkamp, nei confronti de perito storico Dr. Hördler. Il processo proseguirà il 24 gennaio.

Udienza del processo di Stutthof di venerdì, 24 gennaio 2020

Oggi, a distanza di una settimana dall’ultima, si è tenuta la tredicesima udienza nel processo che vede imputato il 93enne Bruno D., accusato dal PM di aver contribuito alla commissione di omicidi di massa nel campo di concentramento di Stutthof, ove egli aveva prestato servizio tra il 1944 e il 1945. L’attività processuale odierna è consistita nell’esposizione della dichiarazione di un teste, il quale non è potuto comparire personalmente per problemi di salute. Il giudice ha pertanto dato lettura dell’esperienza di Johan Solberg, norvegese 97enne sopravvissuto al campo di concentramento di Stutthof. Egli era stato imprigionato perché faceva parte del movimento di resistenza norvegese contro la Germania nazista, e nel suo racconto descrive come la terribile esperienza vissuta a Stutthof fosse stata per lui uno shock fin dall’inizio: lì vedeva come i corpi senza vita dei prigionieri venivano trasportati al crematorio su dei semplici carri; un uomo estraeva i denti d’oro dai cadaveri prima che questi venissero bruciati. Fin da subito era a lui evidente il livello di crudeltà che veniva praticato a Stutthof; i prigionieri non avevano cibo, le esecuzioni venivano perpetrate anche nei confronti di infanti: uno dei suoi ricordi più brutti è infatti quello dell’impiccagione di due bambini russi. A confermare l’autenticità dello scritto letto dal giudice in udienza erano presenti in aula la figlia e il figlio del teste. Quest’ultimo ha a sua volta fatto una dichiarazione, ribadendo l’originalità degli scritti del padre e la difficoltà con cui egli era riuscito a parlare di quel periodo della sua vita: per 50 anni Johan Solberg non aveva mai raccontato i suoi giorni a Stutthof, nemmeno a casa; poi nel 1995 aveva messo nero su bianco le proprie memorie, narrando la propria esperienza. L’imputato è rimasto molto impressionato dal racconto, e dopo la pausa il giudice ha deciso di interrompere l’udienza per via delle condizioni di salute dello stesso.

Udienza del processo di Stutthof di martedì, 28 gennaio 2020

Il processo intentato contro Bruno D. presso il tribunale di Amburgo è proseguito oggi con la preziosa testimonianza, avvenuta tramite collegamento in videoconferenza dall’Australia, della 92enne Halina Strnad, imprigionata a Stutthof in quanto ebrea e sopravvissuta alla prigionia. La teste ha raccontato la sua terribile esperienza, ricordando chiaramente come i prigionieri venissero definiti dalle guardie “Untermenschen”, ovvero “subumani”. Le condizioni di vita nelle baracche erano di sovraffollamento e sporcizia: a volte in una singola baracca venivano collocate fino a 200 persone. Durante l’epidemia di tifo i prigionieri erano lasciati a sé stessi, senza cure e senza assistenza, poiché nessun membro del personale nazista voleva avvicinarsi a loro. La teste ha raccontato che i prigionieri venivano picchiati regolarmente, e che dopo il suo arrivo a Stutthof, nel settembre del 1944, le guardie le avevano sputato addosso e le avevano dato dei calci, rompendole il naso. Ha descritto poi una scena estremamente traumatica: una prigioniera, incinta al quinto mese, aveva partorito il suo bambino prematuro ed era morta in seguito ai dolori atroci; il bimbo era stato poi trovato morto all’interno della latrina. La sig.ra Strnad ha riferito al giudice di aver visto la forca su cui venivano effettuate le esecuzioni, e di ricordarsi altre sì di aver assistito all’esecuzione di un giovane che aveva cantato l’inno nazionale russo. I prigionieri venivano frustati pubblicamente, davanti agli altri che erano costretti ad assistere inermi a tali crudeltà. Contrariamente a quanto affermato in precedenza dall’imputato, la teste ha affermato che tutte le crudeltà perpetrate a danno dei prigionieri, e quindi le frustate, le esecuzioni, il trasporto dei cadaveri attraverso il campo di concentramento, potevano essere viste nitidamente dalle torrette di controllo. Al termine della deposizione ha ringraziato la corte per averle dato l’opportunità di raccontare la sua terribile esperienza, cosa che si era ripromessa di fare nella vita, nel caso in cui fosse riuscita a sopravvivere alla prigionia.

Udienza del processo di Stutthof di venerdì, 31 gennaio 2020

Oggi, presso il tribunale criminale di Amburgo, si è tenuta la quindicesima udienza dibattimentale che vede imputato il 93enne Bruno D., accusato di aver collaborato alla perpetrazione di almeno 5320 omicidi nel campo di concentramento di Stutthof, in Polonia, dove egli ha prestato servizio come guardia delle SS tra l’estate del 1944 e la primavera del 1945. L’udienza odierna, presieduta dal giudice Anne Meier-Göring, ha avuto come oggetto la testimonianza dell’89enne Rosa Bloch, venuta da Israele per raccontare da sopravvissuta l’orrore del campo di concentramento. La teste era stata trasportata a Stutthof all’età di 12 anni insieme a sua madre. Appena arrivata aveva già capito quali fossero gli orrori perpetrati nel Lager: davanti a loro giaceva un’enorme piramide di scarpe appartenute con ogni probabilità ai prigionieri uccisi. All’arrivo, racconta la teste, i prigionieri venivano registrati e veniva loro assegnato un numero, da quel momento era come se perdessero il proprio nome e la loro identità si riducesse a quel numero. Le guardie erano dappertutto, e, contrariamente a quanto in precedenza affermato dall’imputato, dalle torrette potevano vedere tutto quello che accadeva; non c’erano segreti.  In un’occasione Rosa aveva chiesto di avere una porzione aggiuntiva di zuppa, e come risposta una guardia delle SS l’aveva colpita violentemente alla testa con una sedia. La teste ha anche descritto il quotidiano “Appell” a cui i prigionieri erano costretti, che per alcuni rappresentava una condanna a morte, in quanto veniva fatta una selezione, al termine della quale gli individui più deboli venivano spesso uccisi nella camera a gas, della cui esistenza erano al corrente tutti i prigionieri.

L’udienza è terminata sempre entro le due ore stabilite come limite massimo per ciascun incontro prima dell’inizio del dibattimento. Il processo proseguirà il prossimo mercoledì con un’altra deposizione testimoniale.

Udienza del processo di Stutthof di mercoledì, 5 febbraio 2020

Il processo di Amburgo contro Bruno D. è proseguito oggi con un’altra importante testimonianza. A sedersi al banco dei teste è stato oggi il francese ebreo Henri Zajdenwergier, venuto da Parigi per fornire il suo contributo al processo. Ad accompagnarlo in questo appuntamento vi era Beate Klarsfeld, la donna, oggi 80enne, conosciuta per aver combattuto, assieme a suo marito, affinché gli ex criminali nazisti potessero essere assicurati alla giustizia dopo la fine della guerra.

Il teste ha raccontato al giudice la sua terribile esperienza come prigioniero ebreo al campo di concentramento di Stutthof, cui è riuscito a sopravvivere. Zajdenwergier era stato catturato dai nazisti e portato a Stutthof nell’agosto del 1944 con il tristemente celebre Convoi 73, di cui la metà dei deportati erano rimasti uccisi prima dell’arrivo. Giunti a Danzica, coloro che erano sopravvissuti al viaggio avevano dovuto raggiungere Stutthof, distante 40 km, a piedi. I prigionieri, una volta arrivati al campo di concentramento, ricevevano un numero, e da quel momento venivano identificati solo con quel numero, nessuno si riferiva a loro chiamandoli per nome. Le condizioni di vita, racconta il teste, erano durissime, il cibo non era mai sufficiente: al mattino ricevevano un pezzo di pane che dovevano razionare per il resto della giornata; la zuppa, che in realtà era perlopiù acqua sporca calda, conteneva pezzi di verdura qua e là. La crudeltà e le sevizie subite dai prigionieri erano all’ordine del giorno: i corpi esanimi di coloro che non ce l’avevano fatta erano visibili a tutti, e spesso i prigionieri venivano forzati ad assistere alle esecuzioni. Il lavoro era durissimo, il teste racconta di aver lavorato nella foresta, sotto la costante osservazione e vessazione delle guardie SS, che spesso colpivano i prigionieri violentemente con il calcio del fucile.

Man mano che il processo prosegue, le varie testimonianze dei sopravvissuti agli orrori di Stutthof aiutano a fornire un quadro di quali fossero le condizioni di vita per loro, contributi preziosi per il giudice, chiamato a decidere sulla responsabilità penale dell’imputato.

Udienza del processo di Stutthof di venerdì, 14 febbraio 2020

A distanza di oltre una settimana dall’ultimo incontro, oggi si è tenuta un’altra udienza dibattimentale nel processo contro Bruno D., il 93-enne, ex guardia delle SS imputato per aver collaborato alla perpetrazione di almeno 5320 omicidi nel periodo in cui prestava servizio a Stutthof. Nell’incontro odierno è tornato a deporre come testimone, dopo averlo già fatto alla fine di ottobre, il sopravvissuto al campo di concentramento di Stutthof Marek Dunin-Wasowicz. Il teste, 93enne e proveniente dalla Polonia, ha riferito della lotta quotidiana che i prigionieri dovevano affrontare per procurarsi il cibo necessario a sopravvivere. Il pane era un bene prezioso nel Lager, riferisce Dunin-Wasowicz: era come il denaro, attraverso il pane i prigionieri potevano comprare e scambiarsi piccoli beni. Alcuni prigionieri ricevevano pacchetti dai propri parenti, ma questi venivano perquisiti prima di essere consegnati, e tutti gli oggetti di maggior valore venivano presi da chi effettuava i controlli. Tutti i prigionieri, al loro arrivo nel campo di concentramento, dovevano spogliarsi completamente e consegnare i propri effetti personali. Gli oggetti preziosi, come i gioielli e gli abiti lussuosi, venivano sequestrati dal personale delle SS. Il teste ha ricordato come specialmente i prigionieri ebrei fossero persone benestanti, che giungevano dunque a Stutthof spesso con beni di valore. Ha menzionato più volte dell’arrivo dei primi convogli, composti perlopiù da donne ebree provenienti dall’Ungheria.

Dopo la deposizione, uno dei difensori di parte lesa presenti in aula ha reagito alla stessa denunciandone l’incorrettezza. Ha voluto precisare al giudice come l’assunzione che tutti gli ebrei giunti nel Lager fossero ricchi è storicamente incorretta, così come che i primi trasporti di prigionieri fossero giunti dall’Ungheria: a detta dello stesso la maggior parte dei prigionieri ebrei di Stutthof provenivano dai paesi Baltici, e la maggior parte di loro aveva trascorso anche diversi anni nei ghetti prima di giungere al campo di concentramento vicino Danzica.

Dunin-Wasowicz, come suo fratello maggiore e i suoi genitori, ha raccontato di essere stato attivo nella resistenza polacca contro gli occupanti nazisti. Nel 1944 tutta la famiglia fu arrestata a Varsavia. Insieme al fratello, fu portato a Stutthof il 25 maggio di quell’anno.

Udienza del processo di Stutthof di lunedì, 24 febbraio 2020

Oggi è proseguito il processo presso il tribunale penale di Amburgo che vede imputato il 93enne tedesco Bruno D., ex guardia delle SS. Nell’udienza odierna il giudice ha sentito nuovamente lo storico Stefan Hördler, già comparso come perito più volte in questo processo e in altri processi intentati nei confronti di ex nazisti. L’esperto ha parlato dell’organizzazione tecnica del campo di concentramento per quanto riguarda le guardie che vi prestavano servizio. C’era un sistema di rotazione: secondo la ricostruzione di Hördler non è vero, come invece affermato precedentemente dall’imputato, che alcune guardie erano assegnate esclusivamente alle torrette; ogni guardia delle SS svolgeva diverse mansioni a rotazione, tra le quali anche il ricevimento e la sorveglianza dei nuovi convogli di prigionieri ebrei giunti al Lager. Qualora un prigioniero si fosse ribellato o avesse tentato la fuga, l’ordine era quello di sparare. Stando alla ricostruzione di Hördler, il sistema di rotazione nel campo di concentramento di Stutthof prevedeva un’alternanza di dodici ore di servizio e dodici di riposo, turni che si compivano alternativamente svolgendo le varie mansioni previste, e non solo, come già accennato, il servizio di guardia alle torrette.

Le guardie venivano continuamente addestrate e aggiornate sul comportamento da tenere con i prigionieri; per coloro che non sapevano leggere era disponibile un libretto illustrato, ove le azioni erano divise in corrette o sbagliate: ad esempio, era corretto che le guardie, all’arrivo dei nuovi convogli, si allineassero con i fucili puntati sui prigionieri, pronti a sparare se necessario.

Il campo di Stutthof era particolarmente sovraffollato, specialmente a partire dal novembre del 1944. Mentre infatti il rapporto ufficiale stabilito tra guardie e prigionieri era di 1:17, a Stutthof per ogni guardia vi erano 49 prigionieri. Anche per questo le infrazioni compiute durante il servizio erano pesantemente punite: addormentarsi o trovarsi in stato di ebrezza costituivano gravissime inosservanze del regolamento.

La deposizione dello storico proseguirà il prossimo mercoledì.

Udienza del processo di Stutthof di mercoledì, 26 febbraio 2020

Ad Amburgo prosegue regolarmente il processo „di Stutthof“, intentato contro la ex guardia delle SS Bruno D., oggi 93enne. L’udienza odierna si è svolta con la prosecuzione della deposizione del perito Dr. Stephan Hördler, storico invitato a comparire dal giudice per ricostruire con la maggiore accuratezza possibile gli aspetti obiettivi della vita a Stutthof e dell’operato degli appartenenti alle SS.

Prima della deposizione tuttavia l’udienza è stata aperta dalla mozione per parzialità rivolta dal difensore dell’imputato al giudice. Nello specifico l’avvocato accusa il giudice di non aver rispettato, per l’udienza precedente, il limite di due ore stabilito dai medici dell’imputato all’inizio del processo, essendo l’udienza durata invece circa due ore e quaranta. La corte, riservandosi di decidere sulla mozione nei prossimi giorni, ha contrastato verbalmente le affermazioni dell’avvocato, segnalando che tale limite non debba essere osservato al minuto, quando l’imputato è in forze e le circostanze del caso specifico lo richiedono. 

L’udienza è dunque proseguita con la deposizione del Dr. Hördler. Egli ha raccontato come le guardie appartenenti alle SS fossero aggiornate settimanalmente sui compiti da svolgere, e che fosse ribadito loro continuamente come gli ebrei fossero inferiori alle altre persone e nemici del popolo tedesco. Ancora una volta lo storico ha parlato del sovraffollamento del campo di concentramento di Stutthof, che a partire dal 1943 era diventato un Lager di accoglimento, in quanto i nazisti avevano iniziato a chiudere diversi ghetti nelle città dell’Europa orientale. Il tasso di mortalità dei prigionieri, anche in virtù del sovraffollamento, era diventato altissimo rispetto a quello degli altri campi di concentramento, e nei primi mesi del 1945 aveva raggiunto la media di 200 uccisioni al giorno. I forni crematori non avevano capienza sufficiente e spesso i corpi venivano bruciati all’aria aperta.

La deposizione del Dr. Hördler, contributo prezioso per il tribunale al fine di ricostruire l’eventuale responsabilità penale dell’imputato, si è così conclusa in data odierna.

Il processo proseguirà a partire dalla seconda metà di marzo.

Udienza del processo di Stutthof di venerdì, 20 marzo 2020

A causa dell’emergenza Covid-19, virus ormai dichiarato ufficialmente pandemia, l’udienza odierna nel processo contro Bruno D. si è tenuta al mero scopo di rispettare le disposizioni del codice di procedura penale tedesco in materia di prosecuzione del processo.

La legge prevede infatti che nei processi penali non può intercorrere un lasso di tempo superiore alle tre settimane tra un’udienza e la successiva. Se tale termine perentorio non viene rispettato, tutte le prove assunte fino al momento dell’interruzione si danno per non assunte, e dovranno dunque essere rinnovate. Tra queste rientrano dunque anche le testimonianze e le deposizioni dei periti. Il termine di tre settimane si allunga automaticamente di una settimana quando dall’inizio del processo si siano già tenute almeno dieci udienze.

Al fine di rispettare questo termine il giudice non ha potuto pertanto rimandare l’udienza odierna; tuttavia, ne ha disposto una durata minima, essenziale ad adempiere i doveri procedurali (comparizione delle parti necessarie e messa a verbale, rinvio ad udienza successiva, ecc. ).

Tutte le attività processuali previste per la data odierna sono state rimandate, al fine di garantire l’incolumità dell’imputato, persona anziana soggetta a rischio elevato, e dei presenti in aula, ridotti dal giudice al minimo necessario per legge (i difensori di parti lesa non si sono dovuti infatti recare necessariamente ad Amburgo per l’udienza).

Il ministro della giustizia sta predisponendo una legge, che presumibilmente verrà varata nei prossimi giorni, volta a far fronte a tale limitazione processuale in virtù della presente situazione emergenziale.

L’udienza programmata per il prossimo venerdì non si terrà, il giudice ha rinviato il tutto al prossimo 14 aprile.

Udienza del processo di Stutthof di martedì, 14 aprile 2020

L’udienza del 14 aprile è stata ancora una volta piuttosto breve.

La settimana scorsa, l’avvocato dell’imputato aveva tentato di ottenere una sospensione del processo. Lui sosteneva che a causa dell’emergenza Covid-19 (Corona) la vita del suo cliente sarebbe stata in pericolo nel caso in cui le udienze fossero proseguite. Tuttavia, la Corte ha adottato ampie misure di sicurezza per proteggere la salute dell’imputato e ha quindi respinto l’istanza della difesa. Di conseguenza, d’ora in poi solo il minimo indispensabile di partecipanti è autorizzato a partecipare alle udienze. I giornalisti sono obbligati ad utilizzare una sala stampa instaurata separatamente per seguire le udienze.

La Corte ha quindi anche deciso sulla mozione di assunzione delle prove (datata ottobre 2019) con la quale veniva richiesto una visita al campi di concentramento di Stutthof per tutti i partecipanti del processo, cioè giudici, accusa, difesa e avvocati delle parti lese. Il tribunale ha respinto la mozione perché ritenuta non necessaria. Nel procedimento l’imputato aveva già ammesso di aver visto la camera a gas, i crematori e un’esecuzione durante la sua permanenza a Stutthof.

Nonostante l’emergenza Covid-19 la Corte sembra essere determinata a continuare e a concludere il processo come previsto. La prossima udienza si terrà il 23 aprile, cioè giovedì della settimana prossima.

Udienza del processo di Stutthof di giovedì, 23 aprile 2020

A causa dell’emergenza Covid-19, l’udienza si è svolta con particolari misure di sicurezza. Le persone presenti in aula hanno dovuto indossare una mascherina. Non sono stati ammessi spettatori in aula e di conseguenza anche la stampa ha potuto seguire l’udienza solo attraverso un collegamento in una sala stampa esterna. Per garantire la sicurezza dell’imputato sono stati prese precauzioni particolari, in modo da evitare rischi di contagio da Covid-19.

È stato interrogato come teste il Sig. David Ackermann che si è anche costituito parte lesa. Per l’interrogatorio il Sig. Ackermann è stato collegato tramite una videoconferenza da Israele. Il Sig. Ackermann è nato in Lituania. È un agricoltore pensionato che vive vicino Tel Aviv, in Israele. Il teste dichiarava di essere arrivato al Campo di Stutthof all’età di 14 anni. Prima di arrivare a Stutthof la famiglia del teste nel 1943 era stata prima nel ghetto di Kaunas, da dove si era spostata per arrivare al ghetto di Riga. Da lì poi era stata deportata nel campo di concentramento di Kaiserwald. Successivamente, sempre nel 1943, la famiglia del teste fu portata a Stutthof, passando per Danzica. Ackermann arrivò a Stutthof con la madre, il padre e due sorelle. All’arrivo al campo, gli uomini furono separati dalle donne. Dopo una doccia gli furono rasati i capelli. L’abbigliamento consisteva in abiti da prigioniero a righe e scarpe di legno. Il teste esponeva dei dettagli la procedura all’arrivo dei detenuti nel campo e informava che la gestione dell’arrivo veniva gestita dai Kapò: le guardie delle SS erano solo in disparte. All’arrivo al campo la sua prima impressione fu di essere arrivato all’inferno. La gente era molto magra e ovviamente soffriva la fame. Anche lui aveva rischiato di morire di fame. Riceveva circa mezzo litro di zuppa d’acqua al giorno ed un po‘ di pane con po‘ di marmellata. Il teste alla sua liberazione pesava solo 25 chili. Il teste confermava di aver visto nel campo montagne di morti, dove venivano ammassati i cadaveri dopo essere stati prelevati dalle baracche. Molte persone morivano di fame, soprattutto nel campo delle donne. Il teste dichiarava di aver svolto dei lavori forzati. Fu portato in treno a Stolp, dove lavorò alla riparazione dei treni della Reichsbahn. Al termine di questi lavori fu riportato al campo di Stutthof. Dopo pochi giorni, fu portato in un altro luogo fuori da Stutthof vicino al fronte. Ma qui rimase solo tre giorni prima di tornare a Stutthof per la terza volta, dove gli fu assegnato un posto nel campo femminile. Le baracche erano disponibili dopo la morte delle detenute precedenti per tifo. Il teste riuscì a sopravvivere il tifo, avendo ricevuto da un amico dell’acqua. Con il tifo morivano prevalentemente i detenuti con una corporatura apparentemente forte, mentre sopravvivevano i detenuti deboli. Al campo di concentramento di Stutthof morirono i genitori e le due sorelle del teste. Il teste non aveva dubbi sul fatto che le guardie avessero visto i cadaveri davanti alle baracche dalla loro torre di guardia, anche ad una distanza di 40-50 metri. Ogni giorno venivano portati via dalle baracche su un carro 20-30 cadaveri di donne. Mentre il fronte si avvicinava al campo, i detenuti rimasti vennero costretti alla cosiddetta Marcia della morte, dove sono morti molti. Il teste riuscì a sopravvivere la marcia raggiungendo Neustadt, dove è stato ricoverato in ospedale, dopo la liberazione della città. L’interrogatorio del teste è stato sospeso e rimandato ad una seconda udienza.

Udienza del processo di Stutthof di lunedì, 27 aprile 2020

La corte ha interrogato come CTU il medico Dr. med. Dennis Tappe di Amburgo, esperto in medicina tropicale, che ha fornito dettagli sulla febbre tifoide. Al Campo di concentramento di Stutthof c’è stata durante la permanenza dell’imputato un focolaio di febbre tifoide. A causa di questa epidemia sono morti molti detenuti. Il medico esponeva che la febbre tifoide viene trasmessa dai pidocchi dei vestiti e dalla polvere che si sparge tra le feci dei pidocchi. La malattia provoca febbre alta, pelle chiazzata, attaccando anche gli organi interni degli infettati. A seconda delle condizioni fisiche dei malati e delle circostanze generali, il tasso di mortalità può variare dal 20 al 60 %. Il medico sosteneva che, considerando le condizioni igienico-sanitarie del campo, il tasso di mortalità fosse più alto. La mancanza di igiene, la cattiva alimentazione con scarsa assunzione di liquidi e la ristrettezza dello spazio, con una distanza insufficiente tra i pazienti, portano a tassi di mortalità elevati. Il medico confermava che qualora le condizioni igienico-sanitarie generali fossero state migliori e se i malati fossero stati curati e trattati adeguatamente, il tasso di mortalità sarebbe stato verosimilmente più basso.

La corte ha anche ascoltato la deposizione del patologo forense Dr. med. Sven Anders come CTU che ha descritto gli effetti del gas utilizzato nelle camere a gas. Il Zyklon B lega l’ossigeno nelle cellule del corpo, con conseguente soffocamento della persona che lo inala. Il Zyklon B causa una morte agonizzante che – a seconda della concentrazione di gas nell’aria e nel fisico – può avvenire in pochi secondi o durare diversi minuti. Il gas è più leggero dell’aria. Pertanto, in una stanza chiusa, di solito sono le persone più alte a sentirne per prime gli effetti. Inoltre, il CTU ha descritto gli effetti fisici della morte per fame (inedia). Anche in questo caso, le vittime soffrono molto prima della morte.

Udienza del processo di Stutthof di mercoledì, 29 aprile 2020

All’udienza del 29 aprile è stato sentito l’agente della polizia federale Pinke che aveva condotto l’interrogatorio dell’imputato durante le indagini preliminari della Procura di Stato di Amburgo, insieme al Pubblico Ministero Superiore Lars Mahnke. L’agente Pinke è stato chiamato dalla corte per descrivere le circostanze ed il contenuto dell’interrogatorio dell’imputato. Questo ricordava diversi dettagli del periodo in questione. Era diventato per caso una guardia SS del campo, essendo stato originariamente un semplice soldato della Wehrmacht. Dopo un apprendistato come panettiere, l’imputato era stato arruolato nella Wehrmacht, dove era stato considerato non idoneo al combattimento al fronte. Ad agosto del 1944 era stato assegnato al servizio di guardia a Stutthof. Anche se l’imputato fu ricoverato all’inizio, appena arrivato nel campo, dovette prestare servizio di guardia dopo la sua guarigione. Il teste confermava di aver appreso dall’imputato che questo aveva a suo tempo notato che nel campo molti prigionieri morivano e che molti sembravano di soffrire la fame. Era a conoscenza che tanti detenuti morivano per la febbre tifoide ed aveva visto anche i cadaveri di chi moriva. L’imputato aveva sempre dichiarato di essere dispiaciuto per le persone che erano detenute nel campo. Senza che gli fosse stato chiesto nell’interrogatorio, l’imputato aveva anche detto di non aver mai sparato con il suo fucile ad una persona. Inoltre, aveva descritto una scena, nella quale delle persone venivano condotte dalla camera a gas al crematorio da uomini in camice bianche.

Udienza del processo di Stutthof di lunedì, 4 maggio 2020

A causa dell’emergenza Covid-19, lo storico Dr. Stefan Hördler di Weimar è stato interrogato tramite videoconferenza. Dr. Hördler ha fatto una breve presentazione della situazione nel campo a causa dell’epidemia di febbre tifoide, aggiungendo delle dichiarazioni espositive sullo sterminio organizzato dai Nazisti, in particolare nel Campo di concentramento di Stutthof. Nel 1944/1945 la prassi della documentazione individuale dei decessi è stata abbandonata, passando a dei verbali generali nei quali sono stati documentati solo i decessi collettivi (…causa di morte sconosciuta…). Lo storico confermava gli omicidi di massa compiuti dai Nazisti. Confermava anche che i cadaveri venivano bruciati fuori dal campo, non essendo in grado i crematori di bruciare i numerosi corpi dei morti. Nel 1944/1945, era frequente che dei soldati erano insigniti con la Croce al merito. Queste furono assegnate per “meriti speciali” durante il loro servizio nel campo. La Croce al merito fu assegnata, per esempio, al capo del crematorio, al capo del campo di lavoro e alle posizioni chiave nel reparto della selezione e dell’uccisione. Verso la fine del 1944 e l’inizio del 1945, gli omicidi di massa furono sempre più spesso commessi attraverso l’uccisione per omissione, cioè la gente moriva prevalentemente per fame e/o per malattie. Invece, prima di questo periodo, precisamente a partire dal luglio del 1944, prevaleva l’uccisione attiva, ad esempio con iniezioni letali, gas e fucilazione. Lo storico descrisse e documentò le varie forme di uccisione e confermava alla fine anche l’omicidio metodico di malati. Nell’agosto 1944 si riunirono ad Auschwitz tutti i medici dei campi di concentramento per studiare le varie forme e procedure di uccisione per concludere gli omicidi di massa. Fino ad agosto/settembre 1944 i detenuti venivano deportati ad Auschwitz per essere sterminati. Invece, dall’autunno del 1944 i detenuti furono uccisi nella stessa Stutthof. Succedeva anche che venivano deportati dei detenuti malati da altri campi satellitari. Lo storico Dr. Hördler confermava, su domanda del giudice Meier-Göring, che l’intenzione del regime nazista era, in un primo momento, uccidere i detenuti facendoli lavorare fino a non avere più le forze per continuare a lavorare e che il sistema di uccisioni di massa a Stutthof era anch’esso parte dell’olocausto. A causa di problemi di connessione nella trasmissione video, l’interrogatorio è stato poi interrotto per essere portato a termine in una delle seguenti udienze.

Udienza del processo di Stutthof di giovedì, 7 maggio 2020

Oggi è continuato l’interrogatorio dell’agente Pinke, agente che aveva interrogato l’imputato nel corso delle indagini preliminari.

Nel corso dell’interrogatorio, svoltosi prima dell’inizio del processo presso il tribunale distrettuale di Amburgo, l’imputato aveva dichiarato di non aver assistito ad alcuna uccisione e/o tortura, a parte le uccisioni nelle camere a gas e per fame. Ha testimoniato che si era sparsa la voce che il Comandante del Lager Hoppe aveva ucciso qualcuno con una vanga. Di questo argomento si era parlato tra le guardie. L’imputato aveva affermato che non gli piaceva quello che stava succedendo nel campo, ma che non aveva visto alcuna via d’uscita.

L’ufficiale di polizia ha così descritto l’atmosfera dell’interrogatorio: „L’imputato era monosillabico all’inizio, non voleva parlare degli eventi del campo. Poi ha detto che da diciassettenne non aveva visto una via d’uscita, non aveva avuto conversazioni con i compagni. Aveva sempre avuto in mente suo padre che era stato punito per aver espresso un’opinione dissenziente, lui stesso aveva temuto la punizione. Aveva sentito storie di persone a cui avevano sparato. Non avrebbe potuto chiedere di essere trasferito al fronte a causa del suo difetto cardiaco. Quello che era successo al campo, lo aveva reputato un crimine, ma non aveva visto alcuna via d’uscita. Nonostante ciò, l’imputato non si vedeva come parte del crimine, aveva sottolineato che non aveva mai sparato un colpo lui stesso, ma che un soldato in quel periodo doveva obbedire. Inoltre, l’imputato aveva accennato al fatto che gli Alleati avevano ucciso persone innocenti con le bombe. E che quello anche era stato un omicidio di massa. Interrogato dal procuratore capo Mahnke, aveva detto di non sapere nulla di un impianto di tiro al collo. E non era stato in grado di ricordare se i cani venivano usati per uccidere le persone. Alla domanda se fosse stato possibile resistere, aveva risposto di aver saputo di una guardia che voleva entrare in contatto con i russi ed era stata neutralizzata. Sapeva anche della resistenza del 20 luglio.

Secondo la sua dichiarazione, non aveva notato i trasporti che arrivavano al campo con diverse centinaia di prigionieri. Quando gli fu chiesto perché aveva avuto paura di opporsi a quanto stava accadendo nel campo, l’imputato aveva risposto che una volta si era appisolato su una torre di guardia e un superiore lo aveva scoperto e minacciato che gli sarebbe potuto accadere qualcosa. Ma allora non gli era successo nulla. Tuttavia, aveva avuto paura che gli avessero potuto sparare.

Avvocato Salvatore Barba chiedeva: „Ci sono state domande sulle dimensioni del campo?“ L’agente Pinke rispondeva che non erano state fatte domande al riguardo. Alla domanda del giudice „Cosa ha detto l’imputato sull’argomento della chiusura del campo?“, il testimone rispondeva che l’imputato aveva descritto la marcia, il viaggio in treno e poi il trasporto su chiatta fino a Neustadt-Holstein. Aveva dato una descrizione dettagliata. A suo avviso, nessuno era morto durante la traversata. Aveva visto dei morti, ma non sapeva di cosa fossero morti.

Udienza del processo di Stutthof di lunedì, 11 maggio 2020

Nell’udienza di lunedì, l’avvocato Salvatore Barba chiedeva con istanza di accedere agli atti del procedimento penale della Procura della Repubblica di Lübeck 702 Js 22512/84, che furono archiviati nel 2015. Inoltre, chiedeva che venisse interrogato un esperto sugli eventi relativi all’allontanamento dei prigionieri da Stutthof e alla strage del 3 maggio 1945, sulla spiaggia di Neustadt/Holstein. Ciò al fine di chiarire se l’imputato fosse stato coinvolto in questo massacro. Il pubblico ministero suggeriva di prendere in considerazione la mozione e l’avvocato Siegroth suggeriva di ascoltare uno storico.

In seguito, l’interrogatorio dello storico esperto Dr. Hördler veniva continuato.

Egli affermava ancora una volta che alla chiusura del campo, non solo gli ebrei, ma molti altri, furono uccisi per sgombrare il campo. Riferiva che Stutthof serviva anche come campo di accoglienza, mentre altri campi venivano sgomberati. Di conseguenza, il campo divenne sovraffollato. Allo stesso tempo, i detenuti sani furono trasferiti in altri campi e in Germania. Così, molti dei malati rimasero a Stutthof e furono sistematicamente assassinati. L’esperto mostrava a proposito vari documenti. Molti dei detenuti furono uccisi all’arrivo e poi elencati come „deceduti nel blocco 30“. Si trattava di un segnaposto per l’uccisione immediata, poiché i funzionari volevano evitare di menzionare quegli omicidi negli archivi.

Secondo lo storico Dr. Hördler, l’uccisione sistematica dei malati iniziò nel luglio 1944, per lo più con fucilazioni, e dal novembre del 1944 in poi anche tramite camere a gas con l’utilizzo del gas Zyklon B. In totale, in questo periodo, circa 3.000 – 4.000 persone furono uccise tramite fucilazioni e nelle camere a gas; su indagine del tribunale, l’esperto ha stimato che circa 1.000 di queste persone furono uccise nelle camere a gas. Il numero di persone uccise da sparatorie è stato maggiore. Verso la fine della guerra, però, molte persone morirono di tifo, quindi non era più necessario sparare e gasare così tanti detenuti per sgombrare il campo.

Inoltre, l’esperto riferiva di un ordine dato da Heinrich Himmler nel maggio 1944, secondo il quale circa 200.000 ebrei sarebbero stati portati in Germania ed assegnati a lavori forzati. Pertanto, occasionalmente i detenuti venivano effettivamente curati dal punto di vista medico e si astenevano da uccisioni sistematiche. A Stutthof le uccisioni di cui sopra continuarono, però. Dr. Hördler: „In alcuni casi, i dipendenti di grandi aziende tedesche – come la BMW – si recavano nei campi di concentramento per cercare sul posto persone adatte da assegnare a lavori forzati. Questo significava che i dipendenti civili delle grandi aziende tedesche assumevano una parte del processo di selezione“.

Udienza del processo di Stutthof di venerdì, 15 maggio 2020

Il procedimento è proseguito con l’interrogatorio e la perizia del testimone esperto Dr. Stefan Hördler.

Lo storico ha ribadito che era possibile chiedere di essere trasferiti da un servizio di guardia nel campo di concentramento. Alla domanda del tribunale, l’esperto riferiva che c’erano prove che le guardie partecipavano alle esecuzioni sempre su base volontaria. Egli era quindi dell’opinione che una guardia avrebbe potuto evitare di partecipare a tali fucilazioni. Dr. Hördler riferiva inoltre che c’erano prove di vari trasferimenti di guardie delle SS al fronte o alle unità in cui avevano prestato servizio in precedenza. Aggiungeva che c’erano appelli a volontari per il servizio al fronte. Questi appelli erano indirizzati ai cosiddetti soldati „kv“ (quelli che erano idonei alla guerra) e ai soldati „bkv“ (quelli con limitate capacità di combattimento). L’imputato era considerato „bkv“. L’esperto riferiva anche di guardie che erano state allontanate dal servizio nei campi di concentramento per motivi fisici o psicologici. Egli riteneva che le SS non avessero alcun interesse a trattenere nei campi di concentramento le persone che sentivano dei dubbi, poiché questo portava a disordini e all’incertezza sulla qualità del servizio di guardia. Secondo Dr. Hördler, non c’è stato alcun caso accertato e di cui si abbiano prove in cui una guardia delle SS che si sia rifiutata di prestare il servizio sia stata uccisa. Infine, la Corte ha comunicato che la sentenza è prevista per il 14 luglio.

Udienza del processo di Stutthof di mercoledì, 20 maggio 2020

All’inizio dell’udienza, il difensore dell’imputato, l’avvocato Waterkamp, ha presentato una istanza di prova. Ha richiesto una perizia neurologica per dimostrare che le dichiarazioni dell’imputato corrispondono alla sua memoria. Aveva l’impressione che l’imputato non fosse creduto e accusato di mentire. Inoltre riteneva che la Corte mancasse della conoscenza necessaria a distinguere una bugia deliberata dal racconto di un ricordo che potesse essere distorto con il passare del tempo. La Corte ha continuato a interrogare l’imputato sulla sua personalità e gli ha domandato cosa fosse in grado di ricordare quando pensa alla sua gioventù. L’imputato esponeva: „Avevo poco tempo per giocare. Sono nato vicino a Danzica, mio padre era un contadino. Una delle mie sorelle è morta da piccola, eravamo cinque figli sopravvissuti. Sono cresciuto in una fattoria e ho sempre dovuto lavorare. Dopo otto anni ho finito la scuola, con un diploma normale. Mi piaceva studiare. Ero un solitario a scuola, venivo picchiato spesso, i miei genitori lavoravano molto. Non c’era nulla di positivo nella mia infanzia. Il padre era un sindaco locale e membro del Zentrumspartei (partito di centro). Alla radio avevamo sentito che eravamo in guerra. A scuola si provavano canzoni nazionalsocialiste, ovunque si vedevano immagini del „Führer“, i bambini dovevano entrare nella HJ (Hitlerjugend – Gioventù hitleriana). Non c’erano concittadini ebrei, solo protestanti e cattolici. Ho fatto un apprendistato come panettiere, lo ha deciso mia zia per me. Lavoravo molto, ero un solitario, ero molto solo. Ero tranquillo e ingenuo. Avrei dovuto essere più deciso. Mi sono allontanato da tutto tranne che dal lavoro. Il lavoro doveva essere fatto. Ero coscienzioso“. Su richiesta della Corte riferendosi agli eventi del dopoguerra: „Il 3 maggio 1945 ci fu detto di tornare a casa. Il 7 maggio 1945 fummo fatti prigionieri di guerra. Più tardi, durante la prigionia inglese, sono venuto nello Schleswig Holstein; sono stato rilasciato il 19 dicembre 1945. Ho poi lavorato in varie fattorie, ho incontrato di nuovo la mia famiglia negli anni cinquanta. Nell’ovest mi sono costruito una vita, ho 2 figlie, 4 nipoti, 7 pronipoti.

Giudice: „Ha parlato con i nipoti, le figlie di questo processo?“

L’imputato: „Certo. Non ne ho parlato prima, solo con mia moglie. „

Giudice: „Avevano domande, ha parlato del tuo periodo nel campo?“.

L’imputato: „Voglio dimenticare, non rivangare il passato. Ho cercato di dimenticare le cose nella mia vita. Volevo parlare di cose piacevoli.“

Giudice: „Non gliel’hanno chiesto? Non volevano parlare?“

L’imputato: „Non voglio più sentirne parlare, non ne posso più“.

Giudice: „Il procedimento penale l’ha spinta a parlare?“

L’imputato: „Decisamente no. Molto di quello che si suppone sia successo non lo sapevo. Non volevo speculare“.

Giudice: „Lei ha detto che avrebbe dovuto farsi valere di più. Come si impara dall’esperienza, non si deve trasmettere l’esperienza?“

L’imputato: „Non volevo pesare sui miei nipoti, sarebbe stato disgustoso per me. Perché avrei dovuto fare una predica a loro? Non ho fatto altro che fare la guardia, dovevo farlo. Era un ordine“.

Udienza del processo di Stutthof di lunedì, 25 maggio 2020

In questo procedimento, siamo anche stati in grado di capire dall’esperto storico Dr. Hördler l’ultima fase – l’evacuazione – di Stutthof. Iniziò con un ordine di evacuazione a metà gennaio 1945, mentre le truppe sovietiche si avvicinavano rapidamente. Alla fine di marzo la città libera di Danzica fu occupata dalle truppe sovietiche. Da quel momento in poi fu possibile fuggire in Germania solo via mare. In gennaio le truppe sovietiche avevano inizialmente trascurato Stutthof perché si stavano dirigendo direttamente a Berlino. L’ordine fondamentale delle SS in quel momento era di non liberare nessuno. Usarono il termine „Rückführung“ (rimpatrio) dei detenuti al Deutsches Reich (Germania). Non c’era alcuna intenzione di liberare i detenuti di Stutthof, sebbene tutti avessero capito che la guerra sarebbe finita presto. L’ordine delle SS prevedeva l’uso delle armi se qualcuno avesse tentato di fuggire. Alla fine di gennaio 1945 circa 11.500 detenuti lasciarono Stutthof, cioè circa il 50% di tutti i detenuti. Il 50% delle truppe SS rimase a Stutthof. Fu confermato che 6.900 ebrei rimasero nel campo, di cui circa 5.000 morirono. All’inizio di aprile 1945, il comandante del campo, Paul Werner Hoppe, partì e a metà aprile 1945 l’intero campo fu evacuato. Circa 2.000 detenuti furono trasportati a bordo di due navi verso la zona di Lübeck, in Germania. Uno degli uomini delle SS che seguì il trasporto fu l’imputato. Quelli che cercarono di scappare dopo l’arrivo in Germania furono costretti a tornare indietro o addirittura uccisi dalle SS. Lo storico sottolineava che dopo due settimane a Stutthof ogni singolo uomo delle SS era pienamente consapevole di tutti i tipi di uccisioni perpetrate a Stutthof (camera a gas, esecuzioni, fucilazioni ecc.). La corte sembrava non accettare questa dichiarazione dell’esperto. Inoltre, il perito confermava che era possibile per ogni SS rifiutare il servizio in un campo di concentramento senza incorrere in un pericolo personale. Ha anche delineato un sistema di rotazione all’interno delle SS di cui ogni uomo delle SS poteva beneficiare. Così, il perito contraddiceva l’imputato che aveva cercato di far credere che non avesse mai partecipato alla perpetrazione dei massacri di Stutthof e che doveva obbedire e che non aveva alternative. Il perito conferma di fatto la scarsa credibilità dell’imputato.

Udienza del processo di Stutthof di mercoledì, 3 giugno 2020

Via video-conferenza, è stata ricevuta un’ulteriore dichiarazione del testimone Ackermann da Israele il 3 giugno. Egli riferiva in particolare sulla vicenda di Neustadt/Germania, dove – tra altre – due navi con detenuti di Stutthof sbarcarono il 2 maggio 1945. Il testimone ha riferito che i detenuti norvegesi, polacchi e russi erano fisicamente più forti degli ebrei. I norvegesi aiutarono i detenuti ebrei, mentre i polacchi e i russi saltarono a bordo e furono i primi a scendere a terra.

Durante il tragitto da Danzica alla Germania non ricevettero né cibo né acqua. L’ultimo cibo che ricevettero fu un piccolo pezzo di pane, burro e marmellata prima di salire sulla nave a Danzica. Durante il passaggio, furono costretti a bere acqua salata dal mare che aveva un effetto terribile e faceva gonfiare i loro piedi. Così, molti dei detenuti morirono. I sopravvissuti furono costretti a gettare i cadaveri in mare.

Quando arrivarono sulle coste della Germania (Neustadt), le guardie delle SS scomparvero improvvisamente. Tutti a bordo erano estremamente stanchi e in condizioni fisiche precarie. Quando ritornarono, una delle guardie SS di Stutthof, che aveva accompagnato la nave, divenne improvvisamente molto violenta. Prese la sua pistola e sparò a tutti i detenuti che erano seduti sulla spiaggia (non a quelli che erano rimasti in piedi). Il testimone stesso ha visto 6 – 8 detenuti colpiti. Lui stesso fu costretto a marciare verso la città di Neustadt, insieme alle guardie SS. Poiché i detenuti erano tutti in una condizione fisica debole, la loro marcia andava estremamente lenta, ma divenne chiaro che tutti cercavano di essere alla testa del gruppo, poiché le persone in fondo erano considerate troppo deboli per andare avanti e quindi venivano fucilate dalle guardie SS.

Arrivarono alla città di Neustadt e raggiunsero una grande piazza dove capirono che circa 15.000 persone dovevano essere trasportate da quella piazza a tre navi nella baia di Lubecca. Queste navi erano Cap Arcona, Thielbek e Athen. Le navi erano chiamate navi da campo di concentramento perché trasportavano anche i detenuti di Auschwitz. Il testimone ha riferito che doveva essere trasportato con circa 150 detenuti sulla Cap Arcona, ma prima che raggiungessero la nave, la Cap Arcona fu bombardata dalle truppe britanniche e affondata. Tornarono sulla spiaggia vicino a Neustadt e poi finalmente videro i carri armati britannici e iniziarono a parlare con un soldato ebreo-britannico che era anche in grado di parlare yiddish.

Dopo la dichiarazione del testimone, abbiamo ricevuto la dichiarazione di un altro testimone esperto, lo storico Dr. Möller che lavora nell’ex campo di concentramento di Neuengamme vicino ad Amburgo. Ha riferito altri dettagli sul trasferimento dei detenuti di Stutthof a Neustadt. Ha confermato che la data di arrivo era il 2 maggio 1945 e ha anche confermato che il Cap Arcona era un campo di concentramento galleggiante. La stessa qualificazione è valida per il Thielbek.

Il Dr. Möller ha riferito che le guardie SS di Stutthof rimasero nella caserma durante la notte con le forze di polizia tedesche, nella notte tra il 2 e il 3 maggio. La polizia tedesca aveva diffuso le accuse che i detenuti di Stutthof erano i cosiddetti „Untermenschen“ e avevano ucciso dei tedeschi nella zona di Neustadt e quindi dovevano essere catturati di nuovo.

Circa 20 guardie delle SS, insieme a 20 poliziotti, iniziarono a dare la caccia a coloro che avevano cercato di scappare e tutti quelli che riuscirono a prendere furono fucilati. Lo storico Dr. Möller ha detto che lo slogan di quel momento era: „Finiscili“. Ha anche riferito che un gruppo di soldati della marina tedesca stava collaborando con le guardie delle SS. Dopo l’esame approfondito dei documenti storici, ha confermato che almeno 400 di quegli ex detenuti di Stutthof sono stati stimati tra gli uccisi. Tuttavia, la polizia e i soldati della marina si rifiutarono di seppellirli. Questo divenne il dovere delle SS perché furono chiamate responsabili della fucilazione.

La dichiarazione del Dr. Möller proseguirà nell’udienza del 9 giugno.

Udienza del processo di Stutthof di venerdì, 6 giugno 2020

Nell’udienza di venerdì 6 giugno continua la relazione/interrogatorio dello storico Stefan Hördler, in qualità di perito.

L’avvocato dell’imputato Waterkamp chiedeva all’esperto circa le diverse possibilità di essere trasferiti in altre parti dell’esercito per lasciare Stutthof. Hördler spiegava che esistevano varie possibilità di trasferimento, alcune di ritorno all’unità di origine, altre al fronte o all’interno dei campi di concentramento.

Waterkamp: „Lei è anche un esperto nella ricerca degli aguzzini/esecutori?“

Hördler: „Sì, mi occupo anche di questo“.

Prosegue:

„Il nazionalsocialismo era una dittatura del consenso – la maggioranza della società era d’accordo, a causa di ragioni sistemiche e di educazione.

C’era una tendenza al consenso generale all’interno della società. C’era anche una certa dinamica di gruppo, il cameratismo, che promuoveva la partecipazione agli eccessi violenti, per esempio – si partecipava perché gli altri lo facevano, non si voleva deludere gli altri“.

Il giudice chiedeva del valore della vita umana.

Hördler: „Le vite umane valevano poco, più o meno a seconda della razza. Come avvenivano le morti di massa, la morte individuale era considerata come non rilevante o poco rilevante. Verso la fine della guerra Stutthof aveva un tasso di mortalità maggiore rispetto agli altri campi“.

Domanda del procuratore Mahnke: „Com’era la situazione dei rifornimenti nel campo?“

Hördler: “ Sottoapprovvigionamento – il cibo a disposizione era costantemente troppo poco. Nel 1944/1945, il KZ Stutthof non era preparato a sfamare 50.000 persone“.

Mahnke: „C’erano differenze nell’approvvigionamento dei diversi gruppi?“

Hördler: „Sì, per esempio i detenuti con certe funzioni nel campo erano trattati meglio (oltre a una differenziazione secondo la razza) – i detenuti che lavoravano nelle squadre di costruzione erano meno preziosi per le SS, dovevano lavorare di più e avevano meno da mangiare“.

Avvocato Barba: “ In che modo l’imputato ha beneficiato del suo servizio nel campo di concentramento? C’erano vantaggi, ricompense? C’erano routine per il lavoro sul campo?

Hördler: „C’erano vantaggi per una guardia che serviva in un campo di concentramento. C’era un sistema di ricompense, permessi speciali, ad esempio per sparare ai prigionieri in fuga. E il servizio nel campo era più sicuro, meglio rifornito che altrove“.

Avvocato Niwinski: „Come è stato addestrato l’imputato nel campo?  Ha dichiarato che era proibito chiamare i prigionieri per nome – ciò sarebbe stato considerato come Verbrüderung (fraternizzazione) – e allo stesso tempo ha affermato di non essere mai stato addestrato“.

Hördler: „C’erano istruzioni sui doveri della guardia, e tutti ricevevano un addestramento. Rivolgersi correttamente a un prigioniero era una parte centrale dell’istruzione sui diritti e i doveri“.

Udienza del processo di Stutthof di giovedì, 11 giugno 2020

Nell’udienza di giovedì 11 giugno, il dottor Stefan Hotamanidis ha fatto la sua dichiarazione come consulente medico. Il dottor Hotamanidis ha intervistato l’imputato come esperto di psicologia e psichiatria adolescenziale. E ha seguito personalmente il processo tutti i giorni. Tale perizia è necessaria secondo la legge tedesca in tutti i casi in cui l’imputato era minorenne al momento del reato.

L’imputato aveva 17 anni e 11 mesi quando ha iniziato il suo servizio con le SS a Stutthof. Dopo 20 giorni compì 18 anni. Il perito deve rispondere alla domanda se l’imputato nel suo periodo di adolescenza deve essere trattato secondo la legge tedesca come un adolescente o un adulto.

Essendo passati più di 70 anni dal fatto, è difficile che il perito possa fare delle affermazioni certe. C’è quindi da aspettarsi che la corte giudichi l’imputato come un adolescente, il che ridurrà un po‘ la potenziale pena.

Udienza del processo di Stutthof di venerdì, 19 giugno 2020

L’esperto descriveva la personalità dell’imputato come segue: È stato educato ad evitare i conflitti, era piuttosto timido, non era un comunicatore, un cane sciolto che evitava qualsiasi discussione politica. Questo è stato descritto come parte della sua educazione in famiglia. L’imputato ha riferito al perito che era consapevole della presenza di ebrei a Stutthof e di aver visto molti cadaveri.

Ma d’altra parte l’esperto descrisse l’imputato come un uomo fondamentalmente sano, senza anomalie o malattie psichiatriche o psicologiche. Durante il suo periodo a Stutthof, era solo obbediente.

L’imputato è stato anche descritto come una persona che non aveva una propria autonomia personale e come una persona che probabilmente non ha sofferto a Stutthof in quelle circostanze. Era più o meno normale per la sua età.

Il processo continuerà venerdì 19 giugno.

Udienza del processo di Stutthof di giovedì, 19 giugno 2020

Nell’udienza di venerdì scorso l’avvocato della difesa Waterkamp ha continuato e terminato l’interrogatorio dell’esperto psichiatrico Dr. Hotamanidis.

Per legge egli deve esaminare l’imputato che al tempo in cui prestava servizio a Stutthof è stato in parte minorenne e in parte un adolescente ai sensi della legge tedesca.

Il Dr. Hotamanidis dichiarava che nel 1944 e 1945 la crescita di un giovane di 17 o 18 anni era certamente diversa da oggi. Di nuovo, il dottor Hotamanidis ha descritto l’imputato come una persona che andava in chiesa ogni domenica. Non era membro della Hitlerjugend e divenne apprendista in una panetteria.

L’influenza dell’essere cattolico sull’imputato: A quel tempo essere cattolico nella zona di Danzica significava essere vicini ai cittadini polacchi che venivano chiamati sprezzantemente „Polacken“.

Il dottor Hotamanidis non poteva confermare che l’imputato andasse sicuramente a messa ogni domenica prima di entrare nella Wehrmacht e nelle SS.

L’esperto descriveva nuovamente l’imputato come una persona non disposta ad assumersi responsabilità. L’imputato è stato descritto come una persona che sicuramente non prendeva decisioni.

L’esperto descriveva la condizione mentale dell’imputato: L’imputato – l’esperto non ha dubbi al riguardo – osservava che a Stutthof  la gente stava morendo nel campo, ma apparentemente non rifletteva profondamente su ciò che vedeva.

Interrogato dall’accusa, il Dr. Hotamanidis sottolineava che l’imputato aveva una comprensione generale e una conoscenza dell’ingiustizia che accadeva a Stutthof. In seguito il procuratore ha dichiarato che l’imputato era stato in grado di evitare il conflitto fingendo di essere malato (insufficienza cardiaca) perché non voleva fare il servizio militare. Il procuratore ha spiegato che questo modo di agire è una delle varie prove che egli aveva compreso pienamente l’ingiustizia.

Dopo gli eventi del 20 luglio 1944, innescati dalla resistenza tedesca, l’imputato pensò per un po‘ che le SS fossero incaricate di prendere il controllo della Wehrmacht. Il procuratore ha spiegato questo come un altro fatto che l’imputato era in grado di decidere che era persino disposto a rifiutare di eseguire gli ordini. Di fronte a questa argomentazione dell’accusa, l’esperto Dr. Hotamanidis ha detto che non può né confermare né negare che l’imputato pensava in quel modo nel 1944.

Dopo questo interrogatorio finale del Dr. Hotamanidis, il Procuratore ha presentato alla Corte la sua richiesta di limitare l’ulteriore portata del processo e di terminare l’assunzione delle prove a tempo debito per arrivare a un verdetto in un lasso di tempo ragionevole. Se un procuratore fa richiesta come ha fatto il procuratore Mahnke, sta considerando comunque che una condanna dell’imputato avverrà. La domanda è allegata in tedesco e in una traduzione ebraica e inglese. La dichiarazione del procuratore è particolarmente significativa da un punto di vista storico nell’affermare i decenni di fallimento in Germania nel perseguire i perpetratori nazisti.

Inoltre, la Corte ha fatto alcuni accenni giuridici su questioni relative al possibile intento criminale dell’imputato.

Udienza del processo di Stutthof di giovedì, 25 giugno 2020

Nell’udienza di giovedì scorso, la Corte ha prima mostrato delle fotografie dell’imputato risalenti al 1944 (e precedenti) che sono state visionate da tutte le parti coinvolte.

In seguito, sono state lette le dichiarazioni scritte di diversi querelanti.

Infine, la Corte ha trattato questioni procedurali.

L’udienza continuerà mercoledì (1 luglio).

Udienza del processo di Stutthof di mercoledì, 1° luglio 2020

Nell’udienza del 1° luglio, la Corte ha rifiutato la richiesta dell’avvocato della difesa di ottenere un’altra perizia sull’imputato riguardo alle questioni socio-psicologiche per valutare il suo comportamento nel periodo nazista. La corte ha sostanzialmente sostenuto di avere sufficiente competenza per giudicare tali questioni.

Il procuratore aveva chiesto di limitare la portata di questo processo per ottenere un verdetto in tempi ragionevoli. La maggior parte dei co-querelanti erano d’accordo, a causa dell’età dell’imputato e alla luce del fatto che il procuratore aveva precedentemente ammesso che complessivamente in Germania non sono stati condannati abbastanza criminali nazisti in passato.

Ecco di nuovo il testo della domanda:

Udienza del processo di Stutthof di lunedì, 6 luglio 2020

Il processo ad Amburgo sta per concludersi. Nell’udienza di lunedì scorso (6 luglio), l’assunzione delle prove è terminata e le arringhe di tutte le parti sono iniziate con l’arringa del Oberstaatsanwalt (procuratore capo) Mahnke.

Ha chiesto 3 anni di prigione per l’imputato che ha ritenuto colpevole di complicità in omicidio. Ha sottolineato che la difesa nel complesso non era credibile.

Udienza del processo di Stutthof di lunedì, 7 luglio 2020

Martedì 7 luglio sono iniziate le arringhe degli avvocati dei querelanti. 

L’avvocato Rajmund Niwinski ha esposto la situazione dei suoi clienti polacchi non ebrei che erano detenuti a Stutthof. Ha sottolineato che non solo i detenuti ebrei erano tenuti prigionieri a Stutthof. La maggior parte dei suoi clienti sono venuti a Stutthof perché facevano parte della resistenza polacca contro i nazisti. Non dovrebbero essere dimenticati.

Poi l’avvocato Stefan Lode si è rivolto alla Corte. È tornato su un’affermazione che il procuratore Mahnke aveva fatto il giorno prima – „Non puniamo qualcuno per non aver fatto resistenza“. – e sulle dichiarazioni che l’imputato aveva fatto più volte durante le udienze – „Cosa avrei potuto fare? Niente. Se non fossi stato io, qualcun altro avrebbe fatto la guardia su quella torre“.

Nelle sue successive riflessioni, Stefan Lode ha sottolineato che non tutti sono destinati ad essere eroi. Tuttavia, ha chiarito che la perfetta macchina omicida del regime nazista poteva funzionare così perfettamente solo perché così tante persone hanno fatto la loro parte – per quanto piccola possa essere stata – per contribuire alle uccisioni di massa.

Stefan Lode ha concluso in linea con il procuratore Mahnke che non è la mancanza di resistenza, ma la partecipazione attiva che deve essere punita. E l’imputato ha assunto un ruolo attivo.

Come ultimo rappresentante dei querelanti quel giorno, l’avvocato Günther Feld ha fatto la sua arringa. Come ex procuratore a Colonia in vari processi NS, il suo obiettivo era lo sviluppo di questi processi dagli anni ’80 ad oggi. Ha confermato che oggi potrebbero essere incriminati più colpevoli.

Le arringhe dei restanti rappresentanti dei querelanti proseguiranno martedì prossimo (14 luglio).

Udienza del processo di Stutthof di martedì, 14 luglio 2020

Martedì scorso (14 luglio), gli avvocati Barba, Siegrot, Horstmann, Bloemer e Vogel hanno presentato le loro memorie.

L’avvocato Barba ha sottolineato che il campo di concentramento di Stutthof – come altri campi di concentramento – era progettato non solo per coloro che erano lì per essere uccisi, ma anche per coloro che erano costretti a lavorare. Le attività di lavoro in condizioni di schiavitù facevano parte della macchina per uccidere nazista. Ha anche evidenziato che senza guardie tutti i detenuti sarebbero fuggiti. Stutthof sembrava essere in parte peggiore di Auschwitz.

Poiché l’imputato non si opponeva a nulla durante il suo servizio a Stutthof, era proprio il tipo di carnefice che accettava in silenzio ciò che accadeva nel campo. Barba ha descritto il campo di concentramento come un inferno vivente, e l’imputato ha contribuito a renderlo possibile. Barba ha usato l’immagine che nell’inferno si vede il diavolo. E ha descritto l’imputato come parte di questo scenario.

Di conseguenza, l’avvocato Barba ha sostenuto la dichiarazione del procuratore Mahnke che ha dichiarato l’imputato colpevole di complicità in omicidio.

L’avvocato Siegrot ha sottolineato che il sistema giudiziario tedesco non è stato in grado di incriminare tutti i colpevoli e per 75 anni non è stato disposto ad accelerare le indagini contro i possibili colpevoli. Ha anche affermato che la prima e ultima sentenza di qualcuno che è stato accusato di complicità in omicidio è stata quella contro Oskar Gröning a Lüneburg nel 2015/2016 (decisione finale del 2016 della Corte suprema tedesca nel caso Gröning).

L’avvocato Siegrot ha riconosciuto che la Corte di Amburgo ha reso possibile lo svolgimento del processo contro l’imputato, poiché la Corte non ha accettato la prima perizia che affermava che l’imputato non era idoneo a sostenere il processo a causa della sua salute. La Corte, sostenuta dall’accusa, ha indagato più a fondo, ha interrogato l’imputato e – sulla base di una nuova perizia – è giunta al risultato che l’imputato era in grado di sostenere il processo almeno per 2 ore al giorno.

L’imputato non aveva scusanti per quello che ha fatto e l’avvocato Siegrot ha criticato il fatto che l’imputato non ha ammesso alcuna colpa personale, anche se era parte del sistema. Non ha capito che lui – come imputato oggi – si lamenta che la fine della sua vita è diventata così difficile da quando è iniziato il processo. Ha paragonato la sua situazione a quella degli ex detenuti di Stutthof che hanno sofferto per tutta la vita a causa dei terribili ricordi che hanno portato a casa da Stutthof. Poiché l’imputato ha anche partecipato alla „palude della morte“ di Neustadt, lui ha necessariamente compreso le atrocità commesse dalle SS che uccisero dai 240 a 400 detenuti sulle coste di Neustadt.

 Ha partecipato e ha visto tutto.

L’imputato non aveva scusanti per quello che ha fatto e l’avvocato Siegrot ha criticato il fatto che l’imputato non ha ammesso alcuna colpa personale, anche se era parte del sistema. Non ha capito che lui – come imputato oggi – si lamenta che la fine della sua vita è diventata così difficile da quando è iniziato il processo. Ha paragonato la sua situazione a quella degli ex detenuti di Stutthof che hanno sofferto per tutta la vita a causa dei terribili ricordi che hanno portato a casa da Stutthof. Poiché l’imputato ha anche partecipato alla „palude della morte“ di Neustadt, lui ha necessariamente compreso le atrocità commesse dalle SS che uccisero dai 240 a 400 detenuti sulle coste di Neustadt.

 Ha partecipato e ha visto tutto.

L’avvocato Horstmann ha sottolineato di nuovo che anche 75 anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, grazie al fatto che non è applicabile la prescrizione, il processo si svolge regolarmente, anche se l’imputato è molto vecchio. Ha descritto come sia stato facile per l’imputato vedere tutte le crudeltà dalla sua torre di guardia. Di conseguenza, l’avvocato Horstmann non ha compreso come l’imputato non ammetta alcuna colpa personale. Lo ha incoraggiato a fare una dichiarazione finale e convincente alla fine del processo la prossima settimana. Secondo Horstmann, questa sarà l’ultima occasione della sua vita per ammettere la colpa e probabilmente renderà più facile anche la parte rimanente della sua vita.

L’avvocato Horstmann è profondamente convinto che Bruno Day dovrebbe riflettere ancora una volta sulla sua dichiarazione di oggi. Horstmann ha sottolineato che è più importante sapere qual è la posizione dell’imputato oggi che quello che pensava quando aveva diciassette o diciotto anni. Horstmann ha cercato di convincere l’imputato a fare una dichiarazione prima della fine del processo. Questo processo è l’ultima possibilità per l’imputato di esprimere la propria opinione nei confronti delle vittime che sono rappresentate dai coimputati.

In seguito, l’avvocato Bloemer ha fatto la sua arringa. Ha dichiarato di nuovo che non solo gli ebrei, ma anche i detenuti polacchi hanno sofferto a Stutthof e sono stati uccisi. Il tasso di morte a Stutthof era immenso e tutte le sofferenze e tutte le crudeltà erano visibili per l’imputato.

Infine, l’avvocato Vogel, che rappresenta una sopravvissuta di 88 anni, ha fatto la sua dichiarazione. Questa sopravvissuta ha perso sua madre e la sua sorella gemella perché sono state trasportate da Stutthof ad Auschwitz dove sono state uccise. L’avvocato Vogel ha ribadito che l’imputato ha avuto una vita tranquilla negli ultimi 75 anni, mentre il suo cliente soffriva dei terribili ricordi di Stutthof. Egli  ritiene che l’imputato non abbia aperto gli occhi negli ultimi 75 anni per vedere e capire la realtà in cui i sopravvissuti hanno dovuto vivere. Lui, come uno dei pochi rimasti che sono stati presenti, sarebbe in grado di riferire delle crudeltà. Secondo l’avvocato, questo è qualcosa che l’imputato non ha fatto durante il processo.

Il processo continuerà venerdì 17 luglio, con le arringhe finali degli avvocati dei querelanti. L’arringa dell’avvocato della difesa seguirà lunedì prossimo (20 luglio). Il 23 luglio, probabilmente riceveremo un verdetto dalla Corte.

Udienza del processo di Stutthof di venerdì, 17 luglio 2020

Il professor Nestler ha descritto la vita e il calvario del suo cliente, un sopravvissuto lituano. Inoltre, ha dato un resoconto dello sviluppo dei processi NS in Germania dalla seconda guerra mondiale e ha classificato il presente processo rispettivamente. Ha concluso che questo processo è la conseguenza di una nuova giurisdizione che ritiene responsabili sia le guardie ordinarie che i gradi superiori, sempre secondo il loro contributo individuale.

L’avvocato Krause ha dichiarato che dal suo punto di vista è un dato di fatto che l’imputato si è reso perseguibile per complicità in omicidio.

L’avvocato Goldbach ha raggiunto la stessa conclusione. Si rammarica che l’imputato non si sia scusato.

Gli avvocati von Münchhausen, Özata e Daimagüler hanno sottolineato che i loro clienti vorrebbero vedere l’imputato colpevole, ma non in prigione. Di conseguenza hanno chiesto la libertà vigilata.

Successivamente l’avvocato della difesa ha fatto la sua arringa finale e l’imputato ha avuto la sua ultima parola („letztes Wort“) prima che la Corte (3 giudici professionisti e due giurati) iniziasse la deliberazione di un verdetto. Il verdetto dovrebbe essere annunciato giovedì (23 luglio) alle 11 del mattino.

Fondamentalmente l’avvocato della difesa ha sostenuto che il suo cliente non era affatto colpevole perché ha dovuto seguire gli ordini e non aveva altra scelta che servire come guardia nel campo di concentramento.

Le sue argomentazioni:

  1. Stutthof era diverso da Auschwitz dove tutti sapevano che era un campo progettato per uccidere tutti i prigionieri.
  2. Il suo cliente non è mai diventato pienamente consapevole delle uccisioni che avvenivano a Stutthof perché ha servito „solo“ su una delle varie torre di guardia
  3. Il suo cliente capiva che era fondamentalmente illegale tenere i prigionieri a Stutthof, ma era così che i nazisti facevano a quel tempo e il suo cliente doveva seguire gli ordini.
  4. Realisticamente, il suo cliente non aveva scelta di interrompere i suoi servizi come guardia, non c’era alternativa per il suo cliente, anche se capiva quanto crudeli fossero trattati alcuni prigionieri ebrei.

In una sorta di auto-contraddizione, l’avvocato dell’imputato ha supplicato di rilasciare il suo cliente. Ma ha poi sostenuto di non condannare il suo cliente a scontare tre anni di prigione, che era troppo. Perciò ha proposto di non fargli scontare alcun periodo in prigione, ma di condannarlo solo a due anni di libertà vigilata. Inoltre ha proposto di non far gravare sull’imputato le spese di questo costoso processo, perché era solo colpa del sistema giudiziario tedesco se questo processo aveva luogo così tardi dopo la seconda guerra mondiale.

Con mancanza di emozione e senza profondo rammarico personale o profondi e sinceri pensieri riflessi, l’imputato ha fatto la sua dichiarazione finale. Ha ripetuto che non aveva altra scelta che servire su una torre di guardia e ha espresso solo verbalmente in una dichiarazione molto breve che non era giusto tenere i prigionieri a Stutthof e che questo non dovrebbe mai più accadere.

Ovviamente, non ha convinto nessuno nella stanza.  

Udienza del processo di Stutthof di giovedì, 23 luglio 2020 –

SI RIPORTA LA TRADUZIONE DELL’ARTICOLO DEL QUOTIDIANO ONLINE AP NEWS – DAVID RASING

 

Il tribunale tedesco condanna l’ex guardia del campo di concentramento, 93 anni

La corte ha condannato l’imputato ed ex soldato delle SS di 93 anni per essere stato complice di omicidio nel campo di concentramento di Stutthof, dove ha servito come guardia negli ultimi mesi della seconda guerra mondiale. Gli è stata data una pena sospesa di due anni.

L’imputato è stato condannato dl tribunale statale di Amburgo per 5.232 capi d’accusa di complicità in omicidio.

Questo equivale al numero di persone che si ritiene siano state uccise a Stutthof nel periodo del suo servizio nel campo tra il 1944 e il 1945. È stato anche condannato per concorso in tentato omicidio.

„Come ci si può abituare all’orrore?“ ha chiesto il giudice Anne Meier-Göring mentre annunciava il verdetto.

Poiché aveva solo 17 anni, e poi 18, al tempo dei suoi presunti crimini, il caso dell’imputato è stato ascoltato dal tribunale dei minori. L’accusa aveva chiesto una sentenza di tre anni, mentre la difesa chiedeva l’assoluzione.

Il processo si è aperto a ottobre. A causa dell’età dell’imputato, le sessioni del tribunale sono state limitate a due sessioni di due ore a settimana. Ulteriori precauzioni sono state prese anche per continuare il processo nel picco della pandemia Covid-19.

In una dichiarazione conclusiva all’inizio di questa settimana, il pensionato tedesco sulla sedia a rotelle si è scusato per il suo ruolo nella macchina di sterminio dei nazisti, affermando che “ non dovrà mai più ripetersi“.

„Oggi, voglio scusarmi con tutte le persone che hanno vissuto questa follia infernale“, ha detto l’imputato alla corte.

Per almeno due decenni, ogni processo di un ex nazista è stato definito „probabilmente l’ultimo della Germania“. Ma proprio la settimana scorsa, un’altra ex guardia di Stutthof è stata accusata all’età di 95 anni. Un ufficio speciale di procuratori che indaga sui crimini dell’era nazista ha più di una dozzina di indagini in corso.

Questo è dovuto in parte a un precedente stabilito nel 2011 con la condanna dell’ex operaio dell’Ohio John Demjanjuk come complice di omicidio per le accuse di aver servito come guardia al campo di sterminio di Sobibor nella Polonia occupata dai tedeschi. Demjanjuk, che ha fermamente negato le accuse, è morto prima che il suo appello potesse essere ascoltato.

In passato i tribunali tedeschi richiedevano ai procuratori di giustificare le accuse presentando le prove della partecipazione di una ex guardia a uno specifico omicidio, spesso quasi impossibile date le circostanze dei crimini commessi nei campi di sterminio nazisti.

Tuttavia, i procuratori hanno sostenuto con successo durante il processo di Demjanjuk a Monaco di Baviera che sorvegliare un campo il cui unico scopo era l’omicidio era sufficiente per una condanna accessoria.

Una corte federale ha successivamente confermato la condanna del 2015 dell’ex guardia di Auschwitz Oskar Gröning, consolidando il precedente.

Il caso dell’imputato estende l’argomento per applicarlo a una guardia di un campo di concentramento che non esisteva al solo scopo di sterminio.

I procuratori hanno sostenuto che come guardia di Stutthof dall’agosto 1944 all’aprile 1945, l’imputato – sebbene “ non fosse un fervente sostenitore dell’ideologia nazista“ – aiutò tutte le uccisioni che ebbero luogo lì durante quel periodo come “ una piccola ruota nella macchina della morte nazista“.

Efraim Zuroff, il capo cacciatore di nazisti presso il Centro Simon Wiesenthal di Gerusalemme, ha criticato la sospensione della pena come „contaminazione del processo“ del tentativo di portare giustizia ai superstiti dell’Olocausto, dicendo che l’imputato ha aspettato il momento in cui avrebbe dovuto affrontare il carcere per scusarsi delle sue azioni.

„Siamo molto contenti che sia stato condannato, ma sconvolti dalla sentenza, che in un certo senso è un insulto ai sopravvissuti“, ha detto Zuroff in un’intervista telefonica. “ Deve esserci qualche elemento punitivo“.

L’imputato ha rilasciato agli investigatori ampie dichiarazioni sul suo servizio, dicendo che fu ritenuto inadatto al combattimento nell’esercito regolare tedesco nel 1944, così fu arruolato in un distaccamento di guardia delle SS e inviato al campo vicino a Danzica, ora città polacca di Gdansk.

Inizialmente luogo di raccola per ebrei e polacchi non ebrei allontanati da Danzica, Stutthof fu usato a partire dal 1940 circa come un cosiddetto „campo di educazione al lavoro“ dove i lavoratori forzati, principalmente cittadini polacchi e sovietici, furono mandati a scontare la pena e spesso morirono.

Tra gli altri detenuti c’erano prigionieri politici, criminali accusati, persone sospettate di attività omosessuali e testimoni di Geova.

Dalla metà del 1944, quando l’imputato vi fu assegnato, decine di migliaia di ebrei provenienti dai ghetti del Baltico e da Auschwitz riempirono il campo insieme a migliaia di civili polacchi travolti dalla brutale repressione nazista della rivolta di Varsavia.

Più di 60.000 persone vi furono uccise con iniezioni letali di benzina o fenolo direttamente nel cuore, fucilate o affamate. Altri furono costretti all’aperto in inverno senza vestiti finché non morirono di assideramento, o furono messi a morte in una camera a gas.

L’imputato ha detto alla corte che, come apprendista panettiere, cercò di farsi mandare in una cucina o panetteria dell’esercito quando seppe che era stato assegnato a Stutthof.

Come guardia lì, ha detto che spesso gli veniva ordinato di sorvegliare le squadre di lavoro dei prigionieri che lavoravano fuori dal campo.

L’imputato ha ammesso di aver sentito le urla dalle camere a gas del campo e di aver visto i cadaveri che venivano portati ad essere bruciati, ma ha detto di non aver mai sparato con la sua arma e una volta ha permesso ad un gruppo di contrabbandare la carne di un cavallo morto che avevano scoperto nel campo.

„Le immagini di miseria e orrore mi hanno perseguitato per tutta la vita“, ha testimoniato.